ROCCAFORTE DI SAPORI

È tra i 10 comuni più piccoli fra i 119 vantati dalla provincia di Avellino. Solo 350 famiglie registrate nell’ultimo censimento. Chiesa, comune, salumerie e bar… i luoghi simbolo del quotidiano vivere si contano sulle dita di una mano. Il primo nucleo abitato del paese sorse più a monte di quello attuale sulla collina in località detta Padule, a metà strada tra Carife e Trevico (comune noto come il tetto d’irpinia con i suoi 1.094 metri d’altitudine). Il primo nome di San Nicola che sorge su una collina a 609 metri sul livello del mare fu San Nicola ad Salices. La vegetazione è tipica della macchia mediterranea.

L’origine del paese può farsi risalire intorno al 1290 quando i Bruveriis ricevono in dono queste terre da Carlo d’Angiò per i servizi resi nella guerra a Manfredi. I provenzali decisero di erigere nuove strutture in periferia a difesa del feudo, ma non furono le guerre di potere a segnarne il destino quanto i terremoti nei secoli successivi. Nel cuore della Baronia di Vico, durante il Medioevo, San Nicola ne seguì le sorti politiche ed amministrative. Passò successivamente nelle mani di diverse famiglie: i Del Balzo, i Carafa e i Caracciolo di San Vito fino al 1806. I devastanti terremoti hanno privato San Nicola di numerose tracce delle sue ricchezze architettoniche ed artistiche ma non di un paesaggio rurale incontaminato che ne caratterizza ancora oggi l’essenza. Per via dei molti eventi calamitosi i superstiti si convinsero a ricostruire il paese in una zona più stabile. Fu scelta la collina chiamata “Difesa”, alle falde della quale venne riedificato il nucleo urbano in una posizione ottimale esposta a mezzogiorno in prossimità di un ruscello lungo il Vallone denominato di San Nicola e, per questa vicinanza, il nuovo paese venne chiamato San Nicola ad Ripas (dal latino riva, sponda). I moti carbonari del 1820, che coinvolsero in pieno l’Irpinia, videro schierati in prima fila molti abitanti di San Nicola, alcuni dei quali, dopo essere stati processati, furono condannati a durissime pene detentive.

PARTIRE PER CERCARE FORTUNA

Da San Nicola nel corso dell’ultimo secolo tanti suoi figli sono partiti giovanissimi in cerca di fortuna all’estero. Molti ce l’hanno fatta a “sfondare” e quasi nessuno è più tornato indietro. Il primo cittadino Francesco Colella conferma: «La nostra comunità è molto radicata fuori dai confini nazionali, soprattutto in America. I sannicolesi sono diventati imprenditori in Canada, Venezuela e, fra gli altri, segnaliamo con orgoglio che originario di San Nicola è il più grande produttore di macchine da caffè in America latina». A testimonianza delle partenze c’è il monumento collocato nella piazza principale e realizzato da Padre Andrea Martini, uno dei più grandi artisti che la Chiesa abbia mai avuto, originario di Castel Baronia. “L’uomo con la valigia” è il titolo dell’opera (vedi foto). Partire qui è una necessità come in altri luoghi dell’entroterra: posti incantevoli penalizzati da rigide temperature invernali, tagliati fuori dall’assenza di grandi collegamenti, segnati nel tempo da terremoti che incidono nello sviluppo urbanistico e sociale, ma non per questo meno ricchi di attrazioni.

I FALO’ E RE PEPERONE

In occasione delle celebrazioni in onore di San Nicola patrono (6 dicembre) rivive l’antica tradizione dei falò. Attorno al fuoco la comunità si riunisce per invocare grazie e vivere momenti di festa scanditi da musiche, balli e buona tavola. A tal proposito i protagonisti indiscussi dell’evento culinario diventano i peperoni, noti come cuppulun r’sant Nicola (il riferimento con ogni probabilità è da attribuirsi alla mitra del santo vescovo e sta ad indicare, ad ogni modo, le grandi dimensioni…a mo’ di coppola). Una produzione cresciuta nel tempo e per la quale viene oggi invocata dall’amministrazione comunale il marchio Dop (Denominazione di origine protetta). Una variante di peperoni tipici del luogo è rappresentata dai curniciell a callariel: peperoni tondi essiccati e privi dei semi che vengono riempiti di olio (possibilmente di Ravece, varietà extravergine prodotta nella valle dell’Ufita) e cotti sulla brace. Quando l’olio si fa caldo la cottura è giunta al termine, il contenuto andrà versato su una bruschetta e mangiata insieme al peperone che può rivelarsi piccante… ed allora tanto meglio. I curniciell a callariel hanno le sembianze di una piccola pentola o caldaia, dalla quale trae origine il nome. Altra tipicità è rappresentata dai caciocavalli podolici “impiccati”. Formaggi stagionati prodotti in loco, che legati ed appesi vengono fatti sciogliere lentamente sulla brace ardente: la pasta filante che se ne ricava è ottima per accompagnare ancora delle bruschette.