La verità è venuta a galla. E per certi versi non è meno crudele delle prime ipotesi investigative. Achille Volpe è rimasto lucido fino alla fine ma…

 

non ha reagito all’aggressione di un malintenzionato, si è rassegnato al male di vivere – giunto di soppiatto come un ladro – capace di uccidere anche a 96 anni.

Clamorosa svolta nelle indagini sul giallo lungo le colline di Santo Stefano detto del Sole. Come i raggi illuminano i pendii del paese, l’alba dopo le tenebre rischiara il misterioso delitto. Achille si è suicidato. L’imbeccata arriva il giorno dopo insime alle prime perizie effettuate sulla salma, il sigillo sul caso lo imprimono gli esiti dei rilievi scientifici.

A depistare gli investigatori il volto tumefatto, la casa in ordine, e gli oggetti di valore rimasti lì, al posto di sempre. Mancava un movente. Lo hanno cercato attraverso un lavoro assiduo e certosino i Carabinieri, i medici legali e i magistrati. Terribili, per i cari della vittima, le ore successive al ritrovamento del cadavere. Mano mano da pressanti interrogatori emerge una vita semplice e riservata, dedita al lavoro e alla famiglia. Difficilmente qualcuno avrebbe potuto voler male ad Achille. Una figura  per certi versi adorata da quanti lo conoscevano.

Sul suo volto esanime un’espressione particolare, quasi serena in quella parte che non era sta dilaniata, la traccia decisiva:  il graffio di una bruciatura.  E più si scavava nel suo passato, più gli investigatori fra le mani si trovavano ricordi e azioni di una persona per bene, positiva verso la vita. Tra le sue passioni, oltre quella per la terra, dedizione e abililtà nel costruire piccoli congegni esplosivi utilizzati in campagna o, in passato, nel suo lavoro come ex operaio forestale. Un click è scattato nella mente degli investigatori.

Le macchie di sangue trovate in bagno che facevano sospettare la presenza di un estraneo potevano spiegarsi: era il sangue di Achille feritosi mentre tagliava i fili che avrebbe collegato al piccolo detonatore. L’ordigno lo ha adagiato vicino all’orecchio, si è disteso sul divano preferito…click…

Ai primi soccorritori la pozza di sangue è parsa il frutto di un atroce delitto, dietro  l’angolo di viso che abbozzava un semi sorriso ecco la verità.

Dopo 96 anni passati nel pieno delle forze senza prendere mai una medicina i  primi acciacchi (descritti dai familiari nelle testimonianze) devono averlo ferito nel profondo dell’’anima. Non voleva più pesare sugli altri. Si è spento tragicamente, non ha voluto scomodare nessuno, lucido fino alla fine. La sua anima riposi in pace.